Tra i percorsi più affascinanti dell’area settentrionale del Tronto, l’anello del Pizzo dell’Arco offre un’immersione totale nell’Appennino perduto: quello che resiste, silenzioso, fra boschi di carpini, castagni e faggi, dove ogni curva del sentiero regala una nuova prospettiva sulle vallate dimenticate.
La partenza da Cocoscia, minuscola frazione abbarbicata sul versante, introduce subito l’escursionista in un ambiente autentico, rurale e quasi sospeso nel tempo. Il tracciato sale con costanza fino al crinale panoramico del Pizzo dell’Arco, balcone naturale sulla Vallata del Tronto: da qui lo sguardo spazia dalle colline marchigiane alle cime del Gran Sasso e dei Monti Sibillini, con le dorsali della Laga che chiudono l’orizzonte come una quinta teatrale.
Il rientro, più dolce, si snoda lungo antiche mulattiere e tracce pastorali, un tempo percorse da contadini e boscaioli, oggi ritrovate grazie al lavoro di esplorazione e mappatura del progetto Extra-Mulattiere di Acquasanta. L’atmosfera è quella di un paesaggio resiliente, dove la natura si è ripresa i propri spazi ma continua a raccontare l’impronta umana che l’ha abitata.
Un itinerario che unisce panorama, silenzio e memoria, perfetto per chi cerca un’esperienza autentica fra i versanti dimenticati dell’Appennino Perduto