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Acquasanta Terme

Acquasanta terme e sullo sfondo CagnanoLa ricca sorgente termale e la via Salaria che da sempre l’attraversa, hanno contribuito in modo determinante al prevalere di Acquasanta sul vasto ed articolato territorio comunale del quale è capoluogo solo dal 1866. Il Regio Decreto del 15 dicembre 1865 sancì l’unificazione dei cinque comuni della montagna: Santa Maria (comune indipendente solo dal 1836), acquasanta, Montacuto, Quintodecimo e Montecalvo eredi degli antichi Sindicati che si amministravano autonomamente da 800 anni.

L’itinerario ha inizio dal Parco Rio, al limite Ovest del paese, e si svolgerà dando una lettura storica dei luoghi, che, ad Acquasanta più che nelle altre frazioni, hanno pagato il loro tributo alla modernizzazione a scapito della loro integrità. Dalla passerella che collega il Parco al centro si immagini il profondo canalone scavato dal t. Rio prima di confluire nel fiume Tronto. Il declivio di fronte, già territorio di Montacuto vedeva scendere la via Salaria: superata la Fonte Vecchia, essa attraversava il torrente su un ponte (in legno fino al 1683) e risalendo la china opposta (lù terrepò) entrava in paese dalla sua porta occidentale e si apriva sulla piazza dei Fieni o Rio (oggi E. Collina). Qui la chiesa di Santa Maria Maddalena con l’annesso Hospitale, alla sua destra, il convento con un piccolo chiostro e gli orti, alle sue spalle, occupavano la Contrada Prato (l’antica piana di Acquasanta a strapiombo sul fiume Tronto). La chiesa fù fondata nel 1338 dai Canonici di San Pietro, già tenutari del più antico Hospitale; passata ai Frati Conventuali tra i secoli XVI e XVII divenne infine Abbazia Farfense dal 1686. La ricchezza in decori dei cinque altari interni descritta in un inventario del 1653 e la nascita qui, nel 1541 della prima confraternita dell’acquasantano testimoniano del suo rilievo religioso e sociale. L’edificio assunse l’aspetto attuale dal 1844 quando, dopo gli anni bui della dominazione napoleonica, alienati l’Hospitale e il Convento, venne consolidato il muro di facciata sulla piazza (dalla peste del 1526 dava appoggio ad una cappella dedicata a San Rocco, con loggia coperta e pavimento a schiazze di travertino), vennero chiuse le porte a sud e a nord e aperta la porta principale dopo aver arretrato di alcuni metri l’attuale facciata.

Dalla piazza origina Vicolo della Fortezza: in ripida salita raggiunge prima Cagnano e da qui il Montecalvese. Nel ‘300 la potente famiglia dei Guiderocchi sorvegliava il valico ed i confini con il vicino Regno di Napoli dalla loro imprendibile Rocca i cui ruderi sono tutt’ ora visibili sulla cresta spartiacque fra i fiumi Tronto e Castellano nei pressi del valico di San Paolo. La breve Via Roma si apre in piazza XX Settembre, già del Mercato: divenuta spazio pubblico solo dal XVII sec., fu sede da allora di intensi scambi commerciali con le regioni vicine. A nord è chiusa dal Palazzo Comunale che, casa privata fino al 1867, venne fornita nel 1873 di torre con orologio poi distrutta.

Pozza d'acqua sulfurea sul fiume TrontoAcquasanta divenne stabilmente sede del Sindicato omonimo solo nel ‘600: nei secoli precedenti essa fluttuava tra Acquasanta e Luco mentre nel ‘500 il Parlamento più spesso si riuniva a Paggese. La scalinata di fronte al Palazzo Comunale, ampliata e sistemata la prima volta nel 1675, conduce alla chiesa di San Giovanni Battista. Dalle origini (precedenti al 1039 quando tale Ilperino ne fece dono insieme a tutti i suoi possedimenti ai Benedettini di Farfa) fino al 1824 sorgeva isolata sul pianoro sovrastato dalla rupe di Cagnano con accanto la sola casa parrocchiale. Nella seconda metà del ‘700 integrali lavori di restauro dettero all’edificio l’aspetto attuale con l’aggiunta dell’abside e dei contrafforti necessari a sorreggere la volata piena in sostituzione di una ben più bassa copertura a capriate. Pietre finemente scolpite provenienti da un tabernacolo della chiesa sono visibili nei muri di sopraelevazione nei pressi dell’abside e sulla porta laterale, altre, insieme ad alcune pietre tombali, sono conservate nel cortile della casa parrocchiale. L’orologio della facciata venne trasferito nell’altra torre campanaria edificata in soli due mesi nel 1811. Di fronte alla porta laterale della chiesa (notare l’edificio con meridiana sulla facciata e berdesca sul lato nord) si scendano a sinistra le ripide scale di Vicolo dell’Arco, raggiungendo Corso G. Schiavi.

L’antica via Maggiore, fu per secoli il tratto urbano della via Salaria fino a quando, nella prima metà del secolo scorso, la necessità di renderla finalmente carrozzabile portò alla decisione, lungamente osteggiata dagli acquasantani, di trasferire la sede viaria dove oggi è collocata. Alcune case che lo delimitano offrono esempi di architettura rinascimentale con portoni bugnati, balconi in travertino e belle finestre. Caratteristiche le volte a crociera dei fondaci (ben ristrutturate in alcuni negozi) che spesso danno accesso alle grotte, purtroppo non sufficientemente valorizzate: dalla rupe di Cagnano fino al f. Tronto esse si succedono in modo quasi ininterrotto a volte ampliate dalla mano dell’uomo per adattarle alle proprie necessità. Il 16 marzo 1562 vide Acquasanta quasi completamente distrutta dalle fiamme: da allora è anche “Case Bruciate”. Così la Magnifica Città la punì per aver dato appoggio a Mariano Parisani, ascolano di nobili natali esiliato per gravi fatti di sangue di cui si era macchiato. Datosi alla macchia con un manipolo di facinorosi tentò di sollevare contro Ascoli le Ville della Montagna seminando morte e distruzione fino al 1568. Acquasanta e successivamente Venamartello furono le uniche a seguirlo nell’impresa. Di fronte al Vicolo dell’Arco poche scale, attraversata la S.S. Salaria conducono a Via del Bagno e quindi alla zona Termale. La Via del Bagno originava un tempo da “Pozzo Rotondo”, una delle contrade più antiche del paese, chiamata in tempi recenti Ara o Piazza della Legna è oggi completamente scomparsa. La lieve discesa del corso, lasciate a destra le scale di Via San Giovanni ed una piccola loggia a due archi, termina a Piazza Terme. Essa sorge come Piazza nuova (per contrapposizione Piazza del Mercato sarà Piazza Vecchia) con scopi turistici e commerciali nel 1845 a seguito dei lavori di ammodernamento della Via Salaria. La sopraelevazione del Ponte Romano sul t. Garrafo, la costruzione di un nuovo grandioso ponte sul t. Rio, lo sbancamento profondo 6 metri della collina della Maddalena e della costruzione dei muraglioni di sostegno alla piazza hanno segnato profondamente l’assetto urbanistico del paese pur contribuendo in modo determinante alla sua crescita economica. Fino ai primi decenni del secolo scorso l’attuale piazza era occupata da orti e case degradanti verso quelle della Contrada Borgo soprastante le Terme (oggi Borgo Tito Livio ridotto a poche case), orti che si estendevano fino alle contrade Pozzo Rotondo e Prato. Il successivo allargamento della sede stradale e la costruzione di opere moderne, vittime altri caseggiati sul lato nord, conferirono alla piazza l’aspetto attuale. Prima che tutto questo avvenisse La Via Salaria lasciava il paese “Sotto il Passo”. Una grande volta a botte proteggeva lo spazio dove avveniva il controllo degli uomini e delle merci soggette a dogana e fino al ‘500 doveva essere ancora visibile un tempietto dedicato a Bacco. Dal passo una strada (ora Tito Livio, ancora esistente ma in attesa di essere ripristinata) scendeva al Borgo e alle Terme, mentre la strada maestra, proseguendo alla volta di Ascoli Piceno in forte pendenza, lasciava a sinistra la chiesetta di Santa Maria della Croce (la Cona, anch’essa vittima della Salaria), a destra la fonte Giana.

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